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trentatr

Trentatré sono i giorni che Dio Si impegna a trascorrere sulla terra, senza i Suoi poteri, prima che Suo Figlio acconsenta ad aiutarLo nell’Apocalisse; ma scopre subito che l’umanità è un abito scomodo da indossare.Trentatré sono i giorni di cui la ricca Grace dispone per persuadere quel vecchio pazzo convinto di essere Dio che l’universo non deve finire; ma c’è un asino dTrentatré sono i giorni che Dio Si impegna a trascorrere sulla terra, senza i Suoi poteri, prima che Suo Figlio acconsenta ad aiutarLo nell’Apocalisse; ma scopre subito che l’umanità è un abito scomodo da indossare.Trentatré sono i giorni di cui la ricca Grace dispone per persuadere quel vecchio pazzo convinto di essere Dio che l’universo non deve finire; ma c’è un asino dagli occhi azzurri a complicarle la vita e a lei non resta che cercare di trasformarlo in un unicorno rosa – e magari farlo innamorare.Trentatré sono i giorni in cui il povero Michele deve affrontare i suoi demoni, per liberarsi del marchio di Caino e imparare di nuovo ad avere fiducia; ma c’è una rossa intenzionata a combattere contro di lui che invece forse potrebbe combattere al suo fianco, se solo lui si aprisse a lei e ai sentimenti.Trentatré sono i giorni necessari a cambiare per sempre le vite del vecchio Giò, di Amir, di Juliette, di Giò Giò, di Consuelo e di tutti coloro che ruotano attorno allo stesso locale, quel locale che in fondo può assomigliare a una casa, come loro in fondo possono assomigliare a una famiglia.Perché la fortuna non è positiva né negativa, le cose migliori accadono per caso e il mondo è pieno di incastri....

Title : trentatr
Author :
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ISBN : 23566518
Format Type : ebook
Number of Pages : 392 Pages
Status : Available For Download
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trentatr Reviews

  • Anncleire
    2020-01-14 04:26

    Poi ci sono libri come questo. Libri che entrano nel cuore e nella testa, che cambiano la percezione delle cose. libri che non sapevi neanche di desiderare. Libri che non avresti voluto leggere per avere il piacere di leggerli per la prima volta. Recensione anche sul mio blog:http://pleaseanotherbook.tumblr.com/p...“Trentatré” è il secondo romanzo di Mirya e se mai avessi avuto dubbi sulle sue abilità di narratrice, mi sono scivolati via di dosso dopo averlo concluso. Sono inadatta a descriverne la bellezza, e visto che soffro ancora di uno dei book hangover più grossi della mia esistenza so che non sarò mai in grado di superarlo. Perché questo libro è il mio fiocco di neve, perché mi ha dato una prospettiva diversa sulla vita, perché è quel genere di libro che non ti aspetti, che ti sconvolge. Quando pensi di averlo capito ti rendi conto che ha ancora un miliardo di cose da rivelare e che questo è il libro che neanche sapevo di desiderare. Un bel libro è sempre un libro capace di regalare emozioni forti e autentiche, emozioni mai provate prima. Ma è anche un libro che ha un valore indipendente dal supporto su cui viene letto, che vive di vita propria nel lettore e che lascia sempre un’impronta profonda in chi lo prende in mano. È quella storia che ti sconvolge la mente, ti ruba il sonno, rimane nel cuore, perfora i muri, apre la mente, regala un insegnamento. Ed è proprio questo che riesce a fare Mirya, che non si limita a raccontare una storia, ma la dissemina di punti di riflessioni, di passaggi di una magia unica, di pennellate di una bellezza incredibile e cristallina, che si consuma all’interno di una vicenda che di semplice non ha niente. Non lasciatevi travisare dalle definizioni, perché questo libro sfugge da qualsiasi tipo di incasellamento e riesce a rubarvi sanità mentale e donarvi bellezza spirituale. È dissacrante, ma vero, sentimentale ma ironico, ogni incastro è studiato al millimetro, ogni capitolo una sapiente arte di costruzione impeccabile. La trama, semplice quanto complessa è la dimostrazione che il caso non esiste, che Mirya sa quello che fa, che è disposta a scrivere il libro che vuole anche quando sa che ucciderà il cuore dei suoi lettori. Ma decisamente ha la grazia di una nevicata in piena estate. Ci si ricrede su un sacco di cose, perché si viviamo in un ecosistema di asini, ma nessuno è disposto ad arrendersi, perché la grazia si trova anche sul fondo di un boccale di birra e nella compassione di un uomo che porta il marchio di Caino in volto. Non voglio spoilerare, non voglio privarvi del piacere di leggere e amare questo libro, ma non vorrei neanche ridurmi a scrivere che questo libro è meraviglioso. Perché diciamocelo seriamente, lo è, meraviglioso. E allora tutto parte da Dio, da quell’Apocalisse pattuita e da preparare e che nessuno sembra volere. E quel patto con i Maya che ne scatena un altro, un percorso indietro o in avanti che lo porta a scendere sulla terra, da uomo. E arriva in un posto, senza capire bene dove e conosce un gruppo eterogeneo ma complementare, che crea un legame indissolubile per raccontare una storia corale, e una storia individuale, che racconta di amore, speranza, fortuna e grazia.E allora abbiamo Grace, una ragazza dai capelli rossi e la pelle lattea, la ragazza della copertina, che incarna il suo nome, che vive con il sorriso e si prodiga in mille modi per gli altri. Ingenua, forse, segnata dalla vita e dalla sua infanzia, ma incapace di pregiudizi e di pochezza mentale. Piena di fiducia e di pensieri prodigiosi. Grace è uno di quei personaggi a cui ci si affeziona subito, che sembrano irreali, ma che si vorrebbe sempre avere al fianco. E poi c’è Michele, il proprietario del locale intorno cui si sviluppa l’intera storia, quella storia che respira la sua sfiducia nel mondo e nelle rosse, che vive di atti mancati, quelli di cui si priva nascondendosi dietro il suo essere burbero e scontroso. Michele è uno di quegli uomini che danno tutti loro stessi per le persone che amano ma si nascondono dietro improperi per non ammettere di amarle, quelle persone. Un uomo che sa usare le mani, in molti modi. Insomma un personaggio tanto reale, quanto meraviglioso. Il vecchio Giò un cliente affezionatissimo di Michele ma che è molto di più, che lascia tutti di stucco con la sua perspicacia, il suo sangue freddo e la sua capacità di scovare e mantenere segreti. Un personaggio davvero indimenticabile. In realtà tutti quelli che compaiono sono personaggi ben caratterizzati, con i propri connotati, che nascondono gradi di bellezza e di verità impressionati, che si ergono dalle pagine per regalare al lettore dei ritratti unici, delle stille di verità e passione che non si possono dimenticare, che ti rimangono dentro, che rendono meraviglioso il finale, nonostante tutto. È allora prima di tutto questo è un libro di crescita personale, quella ricerca di sé stessi tanto cara ai romantici tedeschi, che la perpetravano in un crescendo di razionalità e sentimento. Perché ci vuole sia il cuore che il cervello, anche se a volte i maschi il cervello non lo usano, perché fa contatto con il pene. È un libro di amore, amore genitoriale, amore fraterno, amore tra uomo e donna, tra uomo e uomo e tra donna e donna. È un libro di quelli che non sono statici ma di evoluzione, di cambiamento, di respiro e di gioia. È un libro di incastri, di possibilità, di cerchi che quadrano e quadrati che si incurvano. È un libro in cui piangere è gioia e in cui sorridere è tristezza. È un libro di quelli che partono piano e finiscono come valanghe, perché i fiocchi di neve a volte si sciolgono, ma non scompaiono mai del tutto. Si parla di religione, di cosa significa essere genitori, di perdono, perché la vita fa schifo, e ci può dare una mano orribile ma sta a noi non lasciarci macchiare e rovinare. Perché i tappeti di neve fresca non possono essere sporcati con impronte crudeli. E si parla di umanità e di libero arbitri, di ricerca della verità e di libri. Si parla di vita. L’ambientazione è generica, non abbiamo idea di dove ci troviamo e questo rende “Trentatrè” una storia universale, di quelle buone per ogni tempo e in ogni luogo. D. arriva nell’estate del 2012, ma non abbiamo altri riferimenti spaziotemporali. Abbiamo solo il locale di Michele a far da sfondo costante e insostituibile alla storia e alla comitiva. E quel locale sarà talmente importante da essere impersonificato, tanto da diventare un nuovo personaggio, tenendo compagnia a quel burlone di D. Il particolare da non dimenticare? Una spatola per togliere la schiuma dalla birra… anzi due *smirk* ah e le calle (non a caso sono i miei fiori preferiti). Dimenticate qualsiasi preconcetto, qualsiasi convinzione, perché la scrittrice di Ferrara è pronta a portarvi in un mondo che odora di neve, profuma di Speranza, vive di Fortuna. È un libro indescrivibile, che va solo letto. Un libro indimenticabile, pieno di Grazia, che continua a vivere in voi anche dopo aver letto l’ultima pagina. Compratelo, non ve ne pentirete. Buona lettura guys!

  • Rachele
    2020-01-12 05:25

    Trentatré è un libro che ho tanto atteso per vari motivi, in primis perché ho letto il primo libro di Mirya, Di carne e di carta, e la sua scrittura mi è subito piaciuta perché scorrevole, mai banale, divertente e allo stesso tempo profonda. Poi l'attendevo per la copertina... Eh beh, non vedevo l'ora di vedermi sul libro! Non l'avrei mai immaginato, ma è successo e non vedevo l'ora che diventasse realtà.L'attesa è stata ben ricompensata, non tanto per la copertina, perché alla fine vado a vedere i miei difetti, ma per il libro in se.Mirya mi aveva anticipato il finale perché aveva paura che fossi superstiziosa, ma nonostante tutto mi ha sconvolto ed emozionato come pochi libri sanno fare. Mi ha poi toccato molto perché c'è stato un ulteriore incastro... Anche il mio papà, o come lo chiamo io papaci, si chiama Sergio! E devo dire che ha un cuore grande come Sergio Speranza. Un po' come la mia famiglia, ma non siamo qui per parlare di questo anche se in realtà ci sono tante cose di questo libro che ho sentito essere vicine a me e alla mia famiglia.Grace Speranza è la nostra protagonista ed è una ragazza con un chioma rossa e riccia e una pelle color latte, un po' come me :-p ! Ha avuto un'infanzia difficile, dalla morte della madre all'operazione che l'ha portata ad avere una mancanza fisica, ma non emotiva. Ma nonostante tutti questi dolori grazie all'affetto di Consuelo (la tata o meglio la mamma sostituta) e Gioia (sua figlia) e del suo papà, è riuscita a superare tutto con il sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore, come la sua mamma le ha insegnato.Poi c'è Dio per gli amici D. Non ho molte cose da dire di lui: è Dio anche se in veste umana, e diciamo è stata un'idea geniale... Anche perché pure io ho sempre ascoltato questa canzone [youtube=http://youtu.be/MooyXTP8eTo] e me lo sono sempre chiesta anch'io: e se Dio fosse uno di noi? In un certo qual modo Mirya mi ha risposto, ovviamente a modo suo, ma a me é piaciuta la sua risposta alla mia domanda mai fatta, soprattutto a lei. Quindi Grazie Mirya! Ora quando riascolterò quella canzone penserò a D. al nostro D.Michele è invece il bel ragazzo deluso da tutti e tutto. Deluso da piccolo, in primis, da una mamma che non si può chiamare tale, per le sue azioni, per le sue parole. E deluso da una Rossa, che non é mai tornata... E così ha deciso che non valeva più la pena fidarsi degli altri, che era meglio non far entrare nessuno nella sua vita perché così non può ferirti.Il vecchio Gió é il vecchio Gió. È l'amico, il papà, il nonno che vorremmo tutti, anche se ha sbagliato, se é stato codardo, ma alla fine di lui ci si può fidare, perché ha un cuore grande.Ho adorato Amir e la sua banda per tutto, perché alla fine dietro ad una facciata dura si può trovare un cuore d'oro.Ho adorato il piccolo Gió Gió e la sua mamma Juliette per aver avuto la capacità di reagire, crescere velocemente e lottare per la loro serenità. Per Amore di se stessi.La storia è scorrevole, ma intensa, D. ,dopo aver fatto un patto con Gesù, scende sulla terra in veste umana per 33 giorni, uno per ogni anno che suo figlio è stato sulla terra, per conoscere l'umanità prima di procedere con la fine del Mondo, secondo il patto fatto con i Maya.D., una volta sceso sulla terra, si incontra con tutti i personaggi sopra citati, e la maggior parte della storia si volge all'interno del Pub Fortuna. Qui le storie di tutti si intrecciano, in un incastro divino, che solo D. era capace di fare. Chi prima e chi dopo, ma alla fine tutti vengono investiti dalla grazia di Grace, dalla sua positività che le è stata tramandata da Lilly, la mamma. Lei crede negli unicorni rosa nonostante in quel pub abbia incontrato tanti asini, ma con la sua pazienza e il suo sorriso ha travolto tutti, anche Michele, che è riuscito ad aprire il suo cuore ad una famiglia allargata ed è tornato ad aver fiducia. A volte, Grace, sembra addirittura troppo "buonista", troppo fiduciosa e troppo propensa al bene, ma è questo il senso di tutto.Lei è un piano innevato che non si può calpestare, è una nevicata in estate.Mirya incastra tutto in modo perfetto, anche troppo (quasi come D.) e non poteva esserci purtroppo finale diverso.È un libro che fa riflettere, o almeno a me ha fatto riflettere. Bisogna non smettere mai di sperare, di dar fiducia, ma soprattutto è necessario provare a non vedere sempre il male, e anche se lo vediamo perché viene magari fatto noi, cercare sempre di vedere il lato positivo ed andare avanti con il sorriso anche nel cuore, perché, alla fine, la vita è piena di sorprese. Anche se viviamo in un ecosistema dove per la maggior parte ci vivono Asini, dobbiamo sempre sperare di trovare unicorni rosa e, se non li troviamo, dobbiamo cercare di trasformare gli asini in unicorni rosa, perché c'è neve ovunque.Mirya ha saputo toccare argomenti anche molto delicati, come l'impossibilità di diventare Mamma in modo naturale, e ha messo in contrasto (secondo me) che non si è Mamma perché si ha partorito. Purtroppo Mamme come quella di Michele, e peggiori, esistono anche nella realtà! Ma a loro ha voluto dar speranza, perché la vita è comunque ricca e per queste mamme e papà ci sono tanti bambini che desiderano ricevere amore e donarlo. Non desiderano altro, anche in questo caso, che vedere la neve.È un libro da leggere, e un libro che tocca, e un libro di speranza...

  • Veronica
    2020-01-12 02:27

    Assolutamente Divino.Scusate, scrivo una recensione quando sono in grado di connettere.*Sospiri*Ok, mi sono ripresa.Premetto che la mia recensione non riuscirà mai a rendere giustizia a questo libro, la cui storia originalissima e meravigliosa mi è entrata nel cuore e lì vi rimarrà per sempre, anche quando sarò una nonnina sdentata e col pannolone, me ne ricorderò e lo racconterò alle mie nipotine. E a proposito di pannolone, chi è quel nonnetto con la barba bianca, che tutto spaesato piomba nella vita di Grace, la protagonista, in una giornata alquanto importante per lei? Dice di essere Dio in persona, signore e signori, che si è incarnato in uomo per trascorrere 33 giorni sulla terra. In quei 33 giorni vivrà esattamente come noi comuni mortali e ho trovato esilarante il suo primo approccio a questa vita, il fatto che non conoscesse il corpo umano e che la notte dovesse ricorrere al pannolone, il fatto che faticasse a camminare. Ma Dio è Dio, dispensatore di grazia e saggezza e nonostante le iniziali difficoltà, il suo contributo sarà prezioso per la vita dei protagonisti. "Il libero arbitrio non è la possibilità di sbagliare: è la possibilità di fare la cosa giusta, che comporta a sua volta la possibilità di sbagliare, perché creando l’una crei anche l’altra. Ma se non sei libero, non puoi fare la cosa giusta, puoi solo obbedire."Ma veniamo ai protagonisti della storia. Grace è una splendida ragazza dai capelli rossi, che nonostante le crudeltà di questo mondo, i dolori, le ingiustizie, la cattiveria, riesce a trovare un lato bello in tutte le cose. Assolutamente lungimirante leggere di una persona che ha come principale obiettivo, non tanto il benessere personale e il becero egoismo individuale che ormai sembrano guidare le intenzioni umane, quanto piuttosto l'aiuto nei confronti del prossimo, il porgere una mano laddove c'è sofferenza e qualche volta crudeltà, per insegnare alle persone "a pescare", in quel mare di squali che è questa vita, seguendo le orme della madre dispensatrice di sorrisi, di umanità, di misericordia, ovunque andasse."Il fiocco che è partito da voi ha dato una mano di bianco alla mia vita".Ho adorato Grace sotto numerosi punti di vista. Oltre che per questo suo modo di vedere "unicorni rosa", in questa "montagna di merda" che è il mondo, anche per il suo entusiasmo, la sua voglia di vivere, per la sua capacità di donare luce alla vita piena di ombre del bel e tenebroso Michele, troppe volte tradito dalle persone, fatica a credere di aver potuto trovare una persona così bella. Non voglio scendere troppo nei particolari, perché davvero, è un romanzo tutto da gustare: ti fa emozionare, ridere, piangere, arrabbiare, sospirare e poi sfiora delicatamente le corde del cuore, sul finale. Ma la cosa più importante è che questo libro fa riflettere: non si tratta del mero cliché di storia d'amore romantica e stucchevole, ma di veri e propri insegnamenti che possono essere interiorizzati leggendo queste pagine. Ti insegna a non mollare mai, ti insegna che non importa a chi fai del bene, ma solo fare del bene, insegna che la felicità è fatta di quei piccoli gesti che rendono preziosa la vita, insegna che il perdono è per i coraggiosi e che l'amore guarisce ogni male e che non sarà una terribile malattia o una tragica morte ad impedire ad un cuore puro e pieno di GRAZIA, di continuare a gioire e a rendere la propria vita e quella degli altri, degna di essere vissuta. E in tutto questo, quando ho concluso la lettura, un raggio di sole è entrato dalla finestra, dopo le lunghe giornate di piogge torrenziali che hanno danneggiato la Romagna, riempiendo il mio cuore di pura felicità e soddisfazione."Nonni e nipoti hanno bisogno gli uni degli altri, perché in fondo fanno la stessa strada, anche se vanno in due direzioni opposte."

  • Filomena
    2020-01-13 22:17

    Questo è un romanzo del quale è difficile parlare e che trovo quasi impossibile da definire. Va letto e, possibilmente, avendone sentito parlare il meno possibile per non farsi condizionare in alcun modo e per lasciare che ciò che leggeremo ci prenda di sorpresa continuamente. Lo si inizia sorridendo, si va avanti emozionandosi più volte e per tanti motivi diversi e lo si conclude sentendosi frastornati e con nessuna sicurezza se non quella di dover elaborare la sensazione che si prova nell'avere la serenità nel cuore e le lacrime (tante) agli occhi.Trentatré è un romanzo che ti entra dentro e che ti fa vedere il mondo attraverso l'amore, l'odio, il cinismo, la gioia (di vivere), il dolore, la fiducia e il suo contrario, il coraggio e il suo contrario, la forza della speranza, della fortuna, del destino ma anche delle scelte che si fanno.C'è poco da dire, Mirya le sa usare bene le parole e in Trentatrè il risultato è straordinario. Non c'è niente che risulta fuori posto.Avrei ancora tanto da dire e raccontare perché potrei stare, per esempio, ore a parlare di quanto siano grandiosi i personaggi con le loro vite, di quanto Mirya sia stata brava a creare Dio proprio come lo immagino io, di quanto mi sia piaciuto il suo coraggio di essere anche un po' "dissacrante" e, soprattutto, di quanti spunti di riflessione mi abbia concesso. Ma io ulteriori parole preferisco lasciarle a chi le sa usare aggiungendone soltanto una: leggetelo.

  • Alessandra
    2019-12-22 05:03

    L'ho finito adesso ed essendo al lavoro sono riuscita a mantenere un briciolo minuscolo di dignità fingendo un raffreddore improvviso per giustificare le continue soffiate di naso e gli occhi rossi... Ma sono davvero, davvero, assolutamente colpita! Ho riso, pianto e pregato ad ogni pagina di questo libro. E non me lo aspettavo proprio. Ho sempre avuto fiducia in Mirya, e sempre ne avrò, ma, da brava Idiota umana e babbana quale sono, avevo dei dubbi e delle perplessità riguardo questa storia su D. ... E allora, da brava Idiota quale sono, eccomi qui adesso a ringraziare la parte del mio cervello che mi ha detto "Ale è ora che leggi e che hai un minimo di fede" e non l'ho fatto invano, anzi.Perché è una storia ricca, appassionata, intelligente, profonda, intrigante, con qualche battutaccia "scontata" e moltissime battute vere e divertenti, con una trama ad incastro che nemmeno nei migliori puzzle... con una miriade di sentimenti e sfaccettature; una storia piena di Grazia, Speranza e Amore in ogni forma e che mi ha fatto commuovere di gioia e di tristezza e di quell'emozione splendida in cui non sai se ridere e piangere ed è una storia che ha dato un nuovo valore alla mia Fede. Cosa che ovviamente nessuno, nemmeno D., si sarebbe aspettato! Quindi Grazie. Vado a chiudermi in bagno e tento di cancellare il naso rosso...

  • Cecilia
    2019-12-22 05:19

    Vi è mai capitato di leggere qualcosa che vi lascia in condizioni pietose? Qualcosa che vi fa dire che è una fortuna che siate soli e nessuno possa vedere come siete ridotti? Non mi capita spesso di esser distrutta da ciò che leggo, mi capita ancora più raramente che proprio quello che lo ha fatto rimetta assieme i pezzi malconci e mi lasci un sorriso enorme tra le lacrime che non vogliono saperne di fermarsi. Potrei mostrarvi come ho lasciato la federa del cuscino sabato notte alle quattro, ma mi rimane un briciolo di dignità e amor proprio a cui non voglio né posso rinunciare, per cui credetemi sulla fiducia quando vi dico che Trentatré mi ha presa a randellate nello stomaco per poi coccolarmi e che è stato dolorosamente bellissimo e dovreste lasciarglielo fare anche a voi.Recensione completa qui.

  • Ilaria
    2019-12-28 03:13

    Con calma scriverò qualcosa. Di sicuro, 5 stelle non bastano come giudizio. Io direi che il giudizio di questo libro è pari al quantitativo di fiocchi di neve che è caduto nell'anno in cui ha nevicato di più.Interpretate voi osa ho scritto perché io ho appena finito di leggere il libro e sono ancora stordita.La mia recensione: http://airalsbooks.altervista.org/tre...Scusatemi per il delirio, ma accade quando impari ad adorare un libro, giusto?Il cast: http://airalsbooks.altervista.org/cas...

  • Miki
    2020-01-08 23:22

    Non ho la più pallida idea di cosa dirvi. Trentatré è un libro di cui si potrebbe dire troppo con una parola e non dire nulla scrivendo pagine su pagine. E' un libro in cui ogni singola frase ti apre un mondo, ti fa riflettere, dubitare, arrabbiare, soffrire, gioire. E' un libro che dà voce ai tuoi pensieri e lo fa in quel modo perfetto con cui Mirya incastra le parole. E' un incastro, appunto, di quelli che non solo combaciano perfettamente ma reggono, nel tempo, nello spazio.Trentatré è un libro che parla di Dio e, credetemi, è l'unico Dio in cui avrei potuto credere, e ci ho creduto, per tutta la durata della lettura. E per la prima volta ho creduto incondizionatamente, perché nei suoi confronti non ho mai provato risentimento, rabbia, delusione. Per la prima volta, dopo tantissimo tempo, in D. ho creduto nonostante non avesse tutte le risposte, nonostante non ne avesse quasi nessuna, di risposta, ma aveva tante domande ed in quelle domande mi sono ritrovata.La potenza di Trentatré, secondo la mia miserrima opinione, sta nell'essere un libro adatto a chi crede, per la forte componente spirituale, e perfetto per chi invece non lo fa più, o non lo ha mai fatto. E questa è la potenza di Mirya, che come una perfetta equilibrista percorre un filo quasi invisibile mantenendosi in equilibrio tra sacro e profano. E non è la prima volta che lo fa... Se avete letto le sue storie, saprete benissimo come Dio sia spesso presente e spesso nominato... evocato. E, come dice Grace, mai invano...Ma è un libro su Dio?No. Trentatré è un libro che parla d'amore, di fiducia, di perdono, di delusione, di coraggio, di dolore e di tanto altro. Lo fa attraverso le spesse lenti rosa di Grace, attraverso il cinismo di Michele, attraverso il coraggio di Juliette, la disillusione di Amir, l'altruismo di Consuelo, l'amore di Sergio, la durezza del vecchio Giò e poi lo fa con la disarmante semplicità di Giò Giò, che con le sue esse strassicate offre le spiegazioni migliori di tutte quelle degli adulti messe insieme:"Perché tu sei lo szio, Grace è tua, quindi è la szia".E poi c'è D. Il collante che unisce tanti pezzi apparentemente senza incastro.Se dovessi usare una parola per scrivere questo libro, direi epico. E l'ho trovato talmente grandioso, attuale, educativo, intenso, disarmante, utile, che mi fa rabbia il fatto che non sia esposto sugli scaffali delle librerie, in primo piano, che non se ne parli ai tg, nelle trasmissioni di attualità, che non abbia vinto un premio, avuto un riconoscimento o qualsiasi altra cosa che ne dimostri il valore oggettivo. E lo so che è passato pochissimo tempo (parliamo di ore) da quando è stato pubblicato, ma dovrebbe diffondersi a macchia d'olio, dovrebbero leggerlo tutti e aprire gli occhi e cominciare a farsi le domande senza cercare di voler dare ad ogni costo le risposte.E dopo essermi ritrovata col Kindle in mano ed il viso rigato dalle lacrime, puntualmente arriva la stessa domanda: "come fa?".Come fa Mirya a scrivere così. Come fa a dare un senso a tutto, a scegliere le parole ad una ad una a dare un senso profondo anche alla battuta apparentemente più insignificante...Ho letto tanti libri, leggo da tanto tempo, eppure anche in quelli che ho amato di più, nei miei preferiti, c'è sempre un passaggio, un capitolo, un qualcosa di meno interessante, di più noioso, che magari si discosta dalla trama principale e che mi fa venire voglia di saltare le pagine per tornare al punto. Con lei non mi è mai successo. Mai. E' come se mi facesse provare una sorta di avidità letteraria per la quale non vorrei perdermi nulla. Non una frase, non una parola, non una virgola. Niente.E vorrei essere brava come lei, con le parole, perché solo in questo modo potrei farvi capire davvero cos'è stato leggere Trentatré.Spero comunque di avervi incuriositi e, se doveste leggerlo, vi prego di farmi sapere quanto lo avete amato.http://mikiinthepinkland.blogspot.it/...

  • Lisa Capettini
    2019-12-30 23:18

    L'ho scaricato così, solo perché a Natale era gratis, senza nemmeno leggere la trama. Ora avrei voluto pagarlo 100€, dove 100€ sta a indicare una cifra simbolica per un libro che va letto a tutti costi pagando fino all'ultimo centesimo per le risate e le riflessioni e le lacrime. Invece l'ho scaricato gratis. Quindi se l'autrice capita in Monferrato, sappia che come minimo ha un invito a pranzo. E se può, che porti con sé anche D, perché secondo me non c'è compagno di bevute migliore.

  • AlessandraNicolini
    2019-12-24 06:14

    Recensito per il blog di LEGGEREROMANTICAMENTE:http://www.leggereromanticamente.com/...

  • Chiara
    2020-01-18 23:22

    Di questo libro, ormai, si è già detto tutto quello che si poteva dire. Non dico che è andato bruciato in zerodue, perché sarebbe un’immagine fuorviante, ma per quello che riguarda me e la mia rete di contatti è risultato essere sicuramente uno dei romanzi più letti e più amati del 2014. Sin dal primissimo momento della sua pubblicazione è stato evidente che le recensioni sarebbero fioccate fittissime, in una nevicata che avrebbe strappato a Grace un sorriso enorme e pieno di luce, e che tutte sarebbero state una più bella e più innamorata dell’altra. Si è letteralmente detto tutto quello che si poteva dire, lo ripeto, e dubito seriamente di poter aggiungere qualcosa che non sia banale o scontato, peggio ancora già sentito. Volendo essere breve, potrei limitare a dirmi che Trentatré è il libro più stronzo del mio 2014. Chi mi segue da subitissimo o mi conosce molto molto molto bene, sa perfettamente che quando un libro è stronzo lo è in virtù del fatto che ti fa innamorare delle sue parole, ti corteggia e ti irretisce la mente con una bellezza mozzafiato e poi, di punto in bianco, quando meno te lo aspetti, ti propina una serie di pugni allo stomaco che non fanno male, no, di più, e nonostante tutto proprio non è possibile odiarlo. Un libro stronzo è stronzo fino in fondo, dopotutto. Trentatré, in questo senso, vince a mani basse e se l’avete letto, beh, sapete perché. Se invece non l’avete fatto, l’unica cosa che mi sento di dirvi è che è decisamente il caso di recuperare.«Da quando sei diventato così macabro?»I figli. Ti sforzi di dar loro un’educazione amorevole e poi scopri di aver parlato al muro.«Credo sia successo quando mi hanno piantato i chiodi nelle mani. O forse quando me li hanno piantati nei piedi. O magari dopo quella lancia nel costato… No, aspetta, sono quasi certo che sia stato quando Ti ho pregato di salvarmi e non hai risposto.»«Non era nei patti!»«E Tu rispetti sempre i patti, proprio come stai per fare con i Maya. Hai promesso che avresti esaudito quella loro fantasiosa profezia sulla Fine del Mondo, se loro avessero evitato di ricoprire i templi d’oro, ed eccoci qui, al 2012, pronti all’Apocalisse.»Dio ha a disposizione unicamente trentatré giorni sulla terra, per decidere se ridurre in niente tutto il suo bel creato in virtù di un patto stretto, secoli addietro, con i Maya. Nella sua infinita grandezza, questo mese poco poco abbondante non è che un battito di ciglio che si appresta a vivere, privo dei suoi poteri, senza la ben che minima idea di quello che andrà trovando. Ed è, in un certo senso, una fortuna che sia proprio Grace ad inciampare nei suoi letterali primi passi mortali e ad accollarsi la responsabilità di quello che ai suoi occhi è un vecchietto un pelo – tanto – suonato. E siccome la vita non è altro che un insieme di fili che s’incrociano, si legano, si attraversano in una continua ragnatela di casualità, dopo con Grace verranno anche Michele, burbero e disincantato proprietario del Fortuna, e la sua insolita clientela di uomini dalle storie più disparate, destinate a intrecciarsi saldamente in un groviglio fitto fitto di emozioni, sentimenti e umanità così intenso da non poter lasciare indifferente neppure chi, umano, non lo è mai stato. E giorno dopo giorno, i nodi verranno al pettine e le trame si dipaneranno in un caos così squisitamente impacciato e complicato – in una parola, umano – al punto che Dio stesso, soprannominato affettuosamente D, inizierà piano piano a mettere in dubbio le sue convinzioni, trascinato dall’instancabile imprevedibilità della vita che egli stesso a creato, imparando l’imperfetta perfezione dalle sue creature, ritrovandosi ad amarla più di quanto non potesse credere essere possibile.Le difficoltà. Impegnarsi per raggiungere il risultato. Il vostro corpo è uno strumento magnifico da usare, e inizio a pensare che vi ci voglia tutta la vita per imparare ad usarlo appieno e ad apprezzarlo, il che rende la vostra vita una ricerca della perfezione. Una ricerca di me, quindi. Imparando ad amare il vostro corpo, imparate ad amare me, e viceversa.Non sono una grande fan della religione, sarò sincera, ma se Dio assomigliasse almeno un pochino a D allora – parola mia – le cose potrebbero essere diverse. Il D di Mirya lascia il segno, non si può negare: le sue convinzioni, le sue verità, il suo essere innegabilmente arrogante come solo il creatore di ogni cosa potrebbe essere si mescola a sfaccettature impreviste che lasciano a bocca aperta, dando vita ad una divinità molto più umana di quanto si sia abituati a pensare; c’è molto da imparare, in Trentatré, ma non solo sulla religione. Grace Speranza è un personaggio prezioso, dall’irruenta delicatezza che fa sorridere e un po’ disperare, ma che ci insegna a suon di capocciate che vale la pena cercare gli unicorni in un universo di asini – se non addirittura che trasformare gli asini in unicorni non solo non è impossibile, ma è anche la cosa giusta da fare. Grace, bambina dall’infanzia perduta che si sforza costantemente di cercare il bello in un mondo che le ha riservato una porzione fin troppo generosa di cose brutte. Non è possibile volerle male, neppure volendolo. Ci si può provare – una parte di me sicuramente ci ha provato! -, ma alla fine il suo candore è talmente autentico, la sua ingenuità talmente reale, che no. Non ci si riesce. Al contrario, ci si lascia contagiare dalla sua bontà un po’ innata e un po’ imparata dalla figura onnipresente, e a tratti ingombrante, della bellissima madre morta. Michele, al contrario, è facilissimo trovarlo antipatico. Anche se “antipatico” non è la parola esatta, perché l’unico modo per descrivere la reazione che la lettura di questo personaggio scatena è questo: individuo di sesso maschile da zittire a craniate – come è già stato ampiamente appurato qui. Il bel proprietario del Fortuna non solo è infelice, senza sapere di esserlo, ma è pure un grandissimo portatore involontario (più o meno) di infelicità agli altri. Proprio non ce la fa. Come Grace, anche lui è stato profondamente ferito quando non era che un bambino e in modi che un bambino non dovrebbe mai conoscere, ma dove lei si è lasciata guarire dalla speranza ecco che lui invece ha scelto di incolpare la fortuna, la ruota che dispensa tanto il bene quanto il male.Grace lo ascoltò sorridendo e pensò che sua mamma aveva dimenticato di aggiungere una postilla alla regola della propria storia: dopo averla raccontata la prima volta, un essere umano tende a ripeterla all’infinito. Perché ad ogni ripetizione una parte di quella storia si stacca da lui, spartendosi tra tutti coloro che l’ascoltano e alleggerendo l’anima del narratore. La condivisione è la faccia nascosta dell’incastro.Grace e Michele sono legati da un filo tanto meraviglioso, ricco di amore e possibilità, quando terribile, di ricordi e un passato che ha portato tanta sofferenza ad entrambi. Ma sono legati e il loro legame cresce sotto i nostri occhi capitolo dopo, litigata dopo litigata, bacio dopo bacio, in un gioco di equilibri fragili che non voglio stare a svelarvi più di quanto non abbia già fatto. Il loro legame è un incastro che porterà a tanti altri incastri, intrufolandosi tra altri nomi e altre storie. Amir, Consuelo, Mimì, il Vecchio Giò e Giò Giò… è difficile che un libro sia capace di farmi affezionare a tanti personaggi, e che un autore sappia rendere una piccola folla così concreta da farne sentire la nostalgia quando il libro è finito, eppure è successo. Nel momento in cui ho posato il Kobo, con gli occhi lucidi di lacrime e il cuore traboccante di commozione, ho avuto come l’impressione di aver detto addio per sempre ad una famiglia adottiva. C’è tanto da imparare dai loro errori, tanto da imparare dal modo in cui a questi reagiscono e se mai dovessi fare un buon proposito per il 2015 – in aggiunta all’unico che mi sia prefissata, ossia tornare a correre – questo sarebbe cercare di essere un po’ più Grace, un po’ meno Michele, un po’ più Consuelo e un po’ meno Vecchio Giò. E soprattutto, vorrei ritrovare la spontaneità di Giò Giò e il coraggio di non arrendermi, né scoraggiarmi, quando le cose diventano troppo difficili. O quando mi convinco che lo siano troppo, e lascio che questo mi demoralizzi e mi allontani da ciò che mi sono prefissata. E se poi D, ecco, decidesse di darmela buona, il quadro sarebbe completo, perché forse sarei pure capace di riscattarmi come Amir e guadagnarmi la serenità di cui non mi sono mai sentita all’altezza. Ma questa, bestioline, è un’altra storia.C’è qualcosa di speciale, nell’essere normale. Guarda quello che riuscite a fare, tutti voi, senza alcun potere aggiunto.Libri come Trentatré non hanno bisogno di tante parole per essere apprezzati. Si fanno amare da soli, senza che una babbiona come la sottoscritta ne sprechi tante – tutte inadeguate – nel tentativo di fare qualcosa che non serve fare. Non c’è un luogo preciso in cui sia ambientato, perché il suo luogo è in realtà ogni luogo. Non c’è un tempo, sebbene quello prefissato ci dica essere l’estate del 2012, perché questa storia potrebbe svolgersi in ogni tempo ed essere sempre vera, attuale. Mirya, per quel che mi riguarda, con Trentatré ha dato prova di essere un’Autrice degna della lettera maiuscola che non si limita a dar vita ad una bella trama, con belle parole e personaggi carini, ma che con un libro sa insegnare qualcosa che è suo, sa suggerire una sua idea, un suo pensiero, rendendolo parte di ciò che ha creato. L’unica cosa che vi viene richiesta, nel momento in cui ne iniziate la lettura, è il candore della neve che in questi giorni ha imbiancato l’Italia: fatelo senza pregiudizi, lasciate che sia la storia e chi la popola a prendervi per mano e condurvi lungo un sentiero che vi farà ridere, sorridere, piangere (tanto) e pensare. Non pensate alla meta, non pensate a cosa sarà dopo l’ultimo punto, quando la pagina tornerà bianca e il mondo attorno a voi esploderà in un concerto di rumori che fino ad un attimo prima eravate troppo concentrati per sentire. Pensate al viaggio, alle svolte, alle soste impreviste. Godetevelo tutto, vi sorprenderà.

  • Vanilla Harem' s books-Oriana Libri
    2019-12-25 06:28

    RECENSIONEA quanti di noi è capitato almeno una volta nella vita di voler parlare con Dio per chiedergli il motivo della violenza e di tutte le brutture del mondo?Quante volte, dovendo affrontare un lutto, una malattia o un rovescio di fortuna, abbiamo alzato gli occhi al cielo per dirgli: <>A queste domande cercherà di rispondere Dio ( soprannominato D. nel libro) che trascorrerà sulla terra trentatré giorni,senza poteri,prima che Gesù lo aiuti nell’Apocalisse.D. si reincarna in un vecchietto; è solo spaesato, riesce a malapena a camminare ed è in queste condizioni che lo trova Grace.Grace Speranza è una bella ragazza dai capelli rossi. E’ dolce,gentile e sempre pronta ad aiutare il prossimo nonostante la vita non sia stata magnanima con lei. Ella ha un sogno: diventare una scrittrice.Il giorno in cui incontra per la prima volta D. si sta recando ad un appuntamento con una CE; Grace ha fretta ma quel vecchietto suscita in lei pietà perciò lo porta al Fortuna,locale di proprietà dell’affascinante Michele.Questi è burbero,schivo, diffidente e naviga in cattive acque finanziarie,perciò è restio a dare ospitalità ai due sconosciuti, ma Grace,che deve presentarsi ad un colloquio con l’editore,lascia D. al locale e se ne va.Il colloquio purtroppo non ha buon esito:il romanzo è bocciato in quanto poco realistico.Esso descrive un mondo di “unicorni rosa” mentre la realtà in cui viviamo è un “ecosistema di asini”.Ma il colloquio andato male anziché demoralizzarla la spinge all’azione:<>E quale migliore posto per fare esperienza se non il locale di Michele?Con la scusa di dare un’occhiata a D. Grace diventa cameriera.Tanto è solare Grace quanto Michele è cupo e diffidente. La vita lo ha preso a cazzotti e non si fida più di nessuno, ha avuto una grossa delusione ma spera che un giorno o l’altro la ruota della Fortuna possa girare a suo favore.La presenza di Grace lo irrita perché lo riporta con la mente al suo passato e a una promessa infranta che ha cambiato per sempre la sua vita.Tra di loro c’è un rapporto di amore ed odio: sono attratti l’uno dall’altra,ma Michele è segnato dal marchio di Caino, cioè dalla mancanza di fiducia nei confronti degli altri. Non riesce a lasciarsi andare, crede che tutti prima o poi lo lasceranno,così come ha fatto tanti anni prima una donna dai capelli rossi.Ma Grace,che di cognome fa Speranza,lo aiuterà ad uscire dal suo guscio facendogli vedere le cose in un’ altra prospettiva. Sarà colei che gli restituirà la fiducia e la speranza perse tempo addietro.Altro punto di forza del libro è D. Dovendo riempire di niente altri minuti,Grace si ritrovò ad osservare bene i lineamenti di D,rassicuranti e allo stesso tempo estranianti,con quegli occhi grandi e scuri in cui ci si poteva smarrire,quella bocca ampia che pareva contenere tutte le espressioni del mondo,quella barbetta corta e bianca che saliva sino all’attaccatura dei capelli incorniciandolo di luce. Pensò che ai suoi tempi doveva essere stato un uomo degno di nota magari non bello nel senso stretto del termine,ma molto affascinante. Per essere un anziano pazzo, era affascinante anche ora.D. è Dio ma per trentratré giorni non avrà i suoi poteri e sarà Uomo tra gli Uomini. Imparerà a camminare, a fare pipì, a servire ai tavoli, si ubriacherà e si scoprirà appassionato della serie tv Supernatural.Proprio come i suoi figli sperimenterà la gioia,il dolore, la rabbia e il dubbio. Si porrà continuamente domande.Le riflessioni di D. fanno da contorno alla storia tra Grace e Michele: non si tratta di un rapporto basato sul sesso ma è Amore vero, quello con la A maiuscola. E’ un sentimento puro, forte,è un dono divino.L’amore di Grace è il fiocco di neve che diventa una valanga capace di travolgere non solo Michele ma l’intera umanità.Grace è la Grazia in grado di trasformare le persone:<<è così che funziona la grazia>>osservò D. <>Dopo Trentatré giorni niente è più come prima.Non voglio svelarvi nulla di più, ma mi auguro di avervi incuriosito abbastanza da comprare questo bellissimo romanzo.Raramente mi capita di fare l’alba per leggere un libro,ma nel caso di Trentatré ne è valsa la pena.E’ un romanzo completo che accarezza ma al contempo scuote l’anima. Mi ha fatto ridere,piangere, riflettere,comprendere che nulla avviene per caso ma che siamo un incastro nel puzzle divino.A lettura ultimata ero commossa, mi sentivo in pace col mondo e una volta tanto anche con le classifiche Amazon dove ai primi posti svettava Trentatré anziché libri che valgono poco quanto costano.Complimenti a Mirya.- See more at: http://www.haremsbook.com/?cat=8#stha...

  • Cristina
    2020-01-11 04:24

    Questo libro è l'Amore. Non mi interessa se Mirya stessa dice che non rientra nei libri d'amore. Lo è. C'è amore in ogni capitolo, in ogni pagina e in ogni parola. Leggetelo. Tutti. Dovete leggerlo perchè sarà amore come lo è stato per me. Non sarà amore a prima pagina come Di Carne e di Carta (che ha un posticino tutto particolare nel mio cuore e sul mio comodino) ma è un amore graduale, che conquista poco a poco. Capitolo dopo capitolo.La protagonista, diciamolo pure senza problemi, è adorabile. Grace è uno spettacolo. Talmente tanto da essere quasi irreale. E io la invidio. Tantissimo. E non solo perché di notte non si muove, non parla e alla mattina sembra appena uscita da un centro benessere. No. La invidio perchè vive insieme agli unicorni rosa. E poi, diciamola tutta, incontra Michele. Michele è burbero, cinico, scontroso e antipatico. Solo in apparenza però. Una valanga d'amore, e di neve, lo travolge e lui ne esce pulito. Non cambiato, no. Solo ripulito.Poi c'è D. Che, giuro, vorrei incontrare dal vivo. Anche solo per farmi spiegare la storia delle mele, perché, poveretto, nessuno lo lascia mai finire e io ormai mi sono incuriosita. E poi perchè D mi fa sperare. In cosa ancora non lo so bene, ma è giusto così. Il mio amore però va a Consuelo. Lei è mamma, amica, confidente e guardia del corpo. Sopratutto guardia del corpo. Non conviene farla arrabbiare se ha un ananas o dei bicchieri a portata di mano.C'è ancora un milione di cose da dire di questo libro, ma non so spiegarle. E' un libro che deve essere letto e interiorizzato. E se non ve ne innamorerete come è successo a me sono sicura che almeno vi piacerà.

  • Nina
    2020-01-05 00:18

    Preso inizialmente tramite Kindle Unlimited ora l'ho comprato, in modo che non mi scompaia quando, a fine mese, scadrà l'iscrizione, perché voglio averlo in via definitiva...e gli ho dato cinque stelle! Il tutto non perché sia un libro perfetto, di quelli che consiglieresti a chiunque; per i miei gusti alcuni dei passaggi sono un po' troppo lunghi, non ci sono abbastanza capitoli dal punto di vista di D, troppi dialoghi stile Pollyanna e/o da copione teatrale ma soprattutto un finale che, sebbene sia a perfetto compimento di tutto il libro, proprio non era per me. Eppure ha un sacco di cose che altri libri non hanno: una bella storia, un capitolo che tira l'altro tipo ciliegie, il potere di farti vivere un sacco di emozioni (ho riso, ho pianto -raro per me leggendo-, ho sghignazzato, sono arrossita, mi sono preoccupata, ho sperato, mi sono un po'innamorata, ho fatto alcune considerazioni sulla fede -da convintissima agnostica-, ho rispolverato alcune nozioni letterarie per meglio godere di alcuni passaggi)... Si può chiedere di più ad un libro? Secondo me no! Tanto che mi ha spinta a scrivere la mia prima recensione! Ad ulteriore merito: anche la forma è ottima (ortografia, refusi, impaginazione etc), a migliorare ulteriormente la piacevolezza di lettura.Acquisterò senz'altro l'altro libro dell'autrice!

  • Chiarar
    2020-01-19 05:04

    Quando un libro mi piace non riesco mai a scrivere una recensione degna di questo nome; e visto che le 5 stelline non bastano... Come sempre scritto in modo eccellente, a tratti divertente, in altri "disperatamente triste".Mirya per la prima volta scrive un finale che è un finale. in ogni sua storia lasciava sempre uno spiraglio,una speranza, il lettore a domandarsi " e poi?". In Trentatré invece non mi ha lasciato questa sensazione. Vorrei riuscire ad affrontare la vita come fa Grace, a volte ritrovare la speranza come la ritrova Michele. È stato strano trovare Dio "umano", con le sue mille domande senza risposte: chi può averle se non lui?Da leggere senza pregiudizi, questo libro non ne accetta.

  • Angela Emme
    2020-01-15 03:07

    Mirya è capace di scrivere storie bellissime, di darti tanta Speranza e, dopo aver aperto il cuore a tutti quegli unicorni rosa, è capace di distruggerti emotivamente. Non ho ancora smesso di piangere, non ho ancora accettato tutto quello che è successo, e non so se riuscirò mai ad accettare la scelta di Grace, ma lei è Grace e non avrebbe potuto scegliere altrimenti.Però, Michele perchè? Perchè fargli anche questo? Ho amato e odiato questo libro, mi ha fatta ridere tantissimo (D è un personaggio stupendo, ci spiegherai mai "il fraintendimento della mela"?) e mi ha fatta piangere. Mi ha fatto andare a letto piena di speranza, e mi ha fatto vedere per un po' il mondo con le lenti colorate di Grace, e per questo ti ringrazio, davvero.

  • Kia (Ikigai - di libri e altre passioni)
    2020-01-03 23:26

    Puzzle Cover Reveal - http://ikigai.altervista.org/cover-re...Blog Tour - http://ikigai.altervista.org/blog-tou...

  • Kikkasole
    2020-01-11 02:17

    http://solekikka.wordpress.com/2014/1...

  • Angharad Eldrige
    2019-12-24 05:17

    https://labellaeilcavaliere.blogspot....Dio deve mantenere il patto stretto con i Maya e porre fine al mondo. Gesù non ci sta e gli propone un accordo: deve trascorrere tanti giorni sulla Terra da umano, senza alcun potere, tanti quanti sono stati gli anni di vita di Gesù sulla Terra. Una volta passati i trentatré giorni, Dio potrà adempiere al suo compito senza che il Figlio gli metta i bastoni tra le ruote.Ed è così che Dio, più tardi soprannominato D, finisce sulla Terra e incontra Grace che, pur avendo un importante appuntamento in una casa editrice, si ferma ad aiutare quello che per lei è un anziano un po' svampito convinto di essere Dio. Lo porta in un bar, il Fortuna, e lo affida a tradimento allo scontroso proprietario, Michele, lasciando il vecchietto e un biglietto:L'ho trovato per strada: ha fame e crede di essere Dio. Chiama la polizia perché lo venga a prendere e intanto dagli da mangiare. I soldi basteranno per la telefonata, per il cibo e anche per un po' di umanità: costa meno di quello che si crede e rende molto di più. Baci baci GraceCosì ha inizio la “vacanza” di Dio sulla Terra, e alla sua scoperta del mondo si intrecceranno le storie degli altri personaggi. Trentatré è un romanzo che mi è stato consigliato a lungo e ho avuto modo di rubare farmi prestare il libro da Amaranth solo qualche mese fa. E mi ha conquistata completamente.Ero sicura che mi sarebbe piaciuto, visto che sono persone fidate ad avermelo gentilmente consigliato...[image error]Solo che non mi ero resa di quanto lo avrei amato. È sicuramente entrato nella rosa dei preferiti e dovrò procurarmi la mia copia cartacea (Amaranth non gradirebbe il furto, mi sa). Come avrete intuito dalla breve trama che vi ho raccontato, Trentatré ironizza sulla religione, ma lo fa, a parere mio, in modo intelligente e simpatico. Non posso mettere la mano sul fuoco sulla possibile reazione di eventuali lettori credenti, ma trovo che l'autrice sia stata geniale nella resa del personaggio di D. Ci sono scene esilaranti, come per esempio quando deve capire come compiere le azioni più semplici. «Non capisco» mormorò lui, confuso. «Come funzionano i piedi?» […]«Sbagli l'impostazione» gli spiegò. «Prima devi appoggiare il tallone, poi, mentre alzi l'altro piede, sposti il peso sulla punta. Ecco, proprio così.» […]«Vedi? I piedi funzionano benissimo: dopotutto, Dio non fa le cose per sbaglio.»L'uomo scosse il capo. «A dire il vero non ci avevo riflettuto molto, su questa faccenda dei piedi. Immagino che prima avrei dovuto provarli. [...]»Tuttavia, non mancano anche battute che, seppur divertenti, portano anche a riflettere su temi attuali, il che è davvero uno dei pregi di questo romanzo. Trentatré è anche una storia d'amore, romantico e non, ma non solo. È molto di più. «D, lo sai che Amir è musulmano, vero?»[…]«Dovrebbe importarmi se mi chiama Allah? Tu mi chiami con una consonante, eppure stai diventando una delle mie figlie predilette. Ma non dirlo agli altri, non voglio creare invidie.»«E le guerre di religione?»D si incupì e il locale parve incupirsi con lui. «A proposito di invidie. Già è assurdo che scrivano tutte queste fanfiction sul mio conto, ma che poi si mettano a fare anche le guerre tra i fandom mi intristisce proprio. Mi piacerebbe chiarire la faccenda con l'umanità prima dell'Apocalisse: secondo te posso chiedere il copyright di me stesso?»Sebbene il romanzo si apra con D e sia suo, almeno teoricamente, il percorso da seguire, in realtà il vero centro di tutto è Grace. Una giovane donna molto idealista, piena di voglia di vivere e di aiutare gli altri.«Proverò a vivere in questo ecosistema di asini e li trasformerò tutti in unicorni rosa!»Grace cerca di vedere gli unicorni il buono che c'è nel mondo. Se Michele è il pessimista e quello sempre pronto a pensare sempre il peggio di chiunque, lei è il suo esatto opposto. Non perché Grace sia ingenua o abbia avuto una vita facile, ma è l'insegnamento che la madre le ha lasciato e che lei si tiene stretta.Ed è divertentissimo vederla interagire con Michele, che più di una volta si sarebbe meritato una testata. I due si scontrano più volte, perché lui non riesce a credere nella bontà disinteressata e Grace non riesce a credere che il suo cinismo non abbia un limite. Inutile dire che lei non si arrenderà così facilmente... E Grace non cambia solo la vita a D e Michele, ma anche agli altri personaggi che si incontrano nel corso del romanzo. Ognuno di essi ha qualche avversità o problema da superare e vedere le loro vite intrecciarsi a quelle di Michele e Grace non fa che arricchire la storia. Ogni tassello viene messo a disposizione e pian piano va a incastrarsi al posto giusto, creando uno splendido mosaico di vita. Trentatré vi farà ridere, e piangere (vorrete mica limitarvi alle risate? Suvvia), vi riempirà il cuore, e ve lo spezzerà (di nuovo, non pensavate di avere solo gioie, no?). Ma vi farà anche riflettere con ironia, nella sua semplicità è un romanzo che non potrà che colpire dritto al cuore.

  • Alice Elle
    2020-01-13 03:01

    Avevo letto un post dell’autrice in cui avvisava che questo suo ultimo romanzo avrebbe potuto turbare chi considera la fede una cosa seria. Io considero la fede una cosa seria. Ma questo libro non mi ha turbata. O per lo meno, non mi ha turbata per come viene presentato il personaggio di Dio. Anche perché si capisce che l’intento non è offensivo, né denigratorio. E’ l’interpretazione che una persona non credente, ma con una mente aperta, cerca di dare alla figura di Dio. E’ un’interpretazione a volte ironica, a volte ingenua, ma soprattutto molto, molto personale. Mirya ha osato parecchio e io apprezzo l’audacia. Per quanto mi riguarda, avendo studiato parecchio sull’argomento, ho trovato diverse cose che mi hanno fatto storcere il naso. Ma insomma, è un romanzo, non un trattato teologico, quindi una volta entrata in quest’ottica (cioè dopo una manciata di pagine) ho iniziato a godermi la storia. E’ stato divertente vedere D. alle prese con il suo corpo umano, con i suoi bisogni e necessità. Mirya ha scelto con attenzione i nomi e cognomi dei suoi personaggi, ogni nome ha un significato ben preciso e rappresenta l’anima del personaggio.La coppia protagonista, Grace e Michele, a prima vista sembra ricalcare un po’ i personaggi di Di Carne e di Carta, lei intelligente e spigliata, lui burbero e cupo. Ma è solo la prima impressione, con il passare delle pagine si impara a conoscere il background dei personaggi e si và al di là della facciata, si capisce perché sono così come sono. Devo dire che in alcuni momenti li ho trovati un po’ caricaturali, soprattutto Grace, che appare troppo buona, troppo perfetta. Mentre Michele è troppo senza speranza, così giovane non crede già più in nulla.Non sto a parlare di ogni singolo personaggio. Basti dire che sono tutti ben caratterizzati, ognuno ha uno scopo ben preciso ai fini della storia, che si rivela un complicato intreccio del destino, o incastro come viene ripetutamente sottolineato. Ecco, ne approfitto per fare un appunto: il ripetere ossessivamente le parole chiave. Era una caratteristica molto marcata in Di carne e di carne e la ritrovo anche in Trentatré, anche se, fortunatamente, un po’ smorzata. Trovo che l’autrice stia andando nella direzione giusta. Ma limerei ancora. Con questi incastri alla fine non ne potevo più! :DQuesto non è un romance in senso stretto perché manca il lieto fine classico. Quello che non manca è l'amore, in tutte le sue declinazioni. C'è l'amore romantico tra Grace e Michele (e anche tanta tanta passione), c'è l'amore filiale tra Grace e il padre, tra Michele, la sorella e il nipotino, c'è l'amicizia tra tutti i protagonisti principali, e c'è l'amore assoluto e per questo difficile da capire di D. nei confronti delle sue creature. È un romanzo pieno di sentimenti, quasi tutti buoni. Quasi tutti in capo a Grace. Per tre quarti del romanzo mi è stato bene, perché mi aspettavo una svolta, mi aspettavo l'intromissione della realtà, mi aspettavo un po' di cattiveria, mi aspettavo che Grace perdesse le proverbiali lenti rosa. Questo non è avvenuto, se non in minima misura. Questo fa di Trentatré una favola sovrannaturale. L'avrei bollato per eccessivamente ingenuo, quasi immaturo se a un certo punto l'autrice non ci spiegasse la sua intenzione attraverso le parole di Grace, quando viene accusata proprio di questo, di scrivere romanzi con unicorni rosa: "È proprio questo che voglio, che le persone possano crederci. È vero, ho capito che la realtà è amara e cinica, ma non solo. Ho capito che viviamo in un ecosistema d'asini, ma non solo. E io voglio dare voce a quel 'ma non solo'. È giusto che ci siano storie che ricalcano la vita quotidiana, con le sue tristezze e le sue brutture, ma è giusto anche che ci siano storie che tentano di dare un senso diverso a quella vita quotidiana, a quelle tristezze e a quelle brutture. Magari è il senso che sta cercando D. Di sicuro è il senso che sto cercando io."Da questo capiamo che è una scelta ben precisa dell'autrice, è quasi una provocazione. Del tipo: lo so che c'è il male, ma io voglio vedere il bene, problemi? Mazzi tuoi. O per lo meno così l'ho interpretato io. Quest'intenzione è secondo me portata all'estremo nel finale. Dove c'è della sofferenza, ma continua a prevalere l'amore. Ecco, devo ammettere che non ho apprezzato completamente il finale, non tanto per quanto succede di per sé, ma perché per il mio personalissimo gusto l'autrice ha in questo caso calcato un po' troppo la mano.Per concludere, consiglio questo romanzo a chi piacciono le favole, a chi è disposto a credere agli intricati disegni del destino, a chi non si vergogna di credere negli unicorni rosa, a chi vede la neve con gli occhi di un bambino e non pensa alla sozzura che lascia quando si scioglie, a chi non si fa spaventare da un finale difficile.

  • Sonia Laurentini
    2020-01-05 22:11

    I cinque stadi della meraviglia.Leggere questa storia è stato per me, passare attraverso i cinque stadi della meraviglia.Il primo: incredulità. Seguita da qualche leggero momento di negazione. Ero reduce da un periodo particolare in cui nessun libro riusciva a piacermi appieno, stavo lentamente scivolando in quella zona grigia di insoddisfazione che si porta dietro un calo del desiderio di lettura, quando è arrivata, come una benedizione davvero, la tua storia. Più leggevo, più ero incredula: non era possibile, dopo una sfilza di delusioni, che ci fosse ancora qualcosa di così bello. Così genuino,vero,semplicemente bello.Ma man mano andavo avanti, lentamente l’incredulità si è trasformata nel secondo stadio: stupore. La cosa che mi ha colpito di più è stata la leggerezza che la scrittrice ha nel descrivere i sentimenti, dal dolore, dalla rabbia,all’amore, alla speranza.Con Leggerezza non voglio intendere superficialità. È quasi difficile da spiegare a parole e io non sono particolarmente brava in questo, ma immagino che quando si scriva di dolore, di rabbia, come quelli provati da Michele il rischio è tra due estremi: o si cade appunto nella superficialità, o nel patetico esagerando. Lei no no. Lei è arrivata dritta al cuore del dolore, della rabbia, del buio, delle croci che ognuno di noi si porta dietro, ma lo ha fatto con una delicatezza tale di un fiocco di neve, per citarla. Quando un fiocco di neve ti cade sul viso, è delicato sì, ma punge lo stesso. Ho avuto la stessa sensazione leggendo delle croci dei protagonisti, mi ci ha condotto per mano, pian piano, con leggerezza ma questo non le ha rese meno profonde o autentiche. Anzi proprio il contrario. Le ha rese vere.Grazie a questa sensazione sono giunta al terzo stadio: entusiasmo. Entusiasmo con cui voracemente ho sciroppato le pagine, una dopo l’altra, per ritrovarmi, senza accorgermene a cadere nel quarto stadio: la malinconia. Perché ero vicina alla fine, e per qualche momento ho avuto l’irrazionale paura che non avrei mai più letto qualcosa di così bello, e perché il finale mi ha preso in contropiede. Certo, ci è voluto del tempo per accettarlo(sono sicura che avrò bisogno di un’analista per questo) e una buona dose di imprecazioni, ma alla fine ho capito che non ci sarebbe stato altro finale così giusto. A fine lettura mi è venuto quasi istintivo ricordare un’affermazione del Dottore (no, non quello che dovrebbe avermi in cura ma il protagonista di una serie tv) , che riassume il messaggio che Grace non ha lasciato solo alla sua famiglia adottiva ma anche a me:The way I see it, every life is a pile of good things and bad things. The good things don't always soften the bad things, but vice-versa, the bad things don't necessarily spoil the good things and make them unimportant.E ciò mi ha condotto all’ultimo stadio, in cui mi trovo ancora adesso: riconoscenza. Per la bellezza, la meraviglia, la pienezza di Trentatré. Per cui, cosa state aspettando? Fiondatevi a leggere Trentatré, e scoprirete un dono inatteso tra quelle parole, quelle righe. Un dono per cui vale la pena ringraziare ogni giorno.Perciò, grazie, ancora.

  • Valeria Lipoma
    2019-12-28 05:03

    Mirya è una certezza e questo è un dato di fatto. Quando leggo qualcosa di suo, che sia una fanfiction, un romanzo o anche solo la lista della spesa, so che ne sarò conquistata.Le sue protagoniste sono così vere, così piene di qualità, così cazzute che non si può non amarle: Grace è altruista e forte in una maniera che mi fa invidia e lo so che è assurdo dire una cosa del genere come se si trattasse di una persona reale, ma questo è uno dei pregi di Mirya.I suoi uomini racchiudono il meglio e il peggio del genere maschile, non c'è una via di mezzo. Rispetto a Leonardo, Michele è più un uomo nelle mie corde, forse perchè ho sempre avuto un po' la sindrome della crocerossina e, parliamoci chiaro, quale donna non sbava all'idea di redimere lo stronzo di turno in un romantico agnellino?Ma sono i personaggi di contorno che mi fanno realmente impazzire nelle opere di Mirya, anche se etichettarli in questo modo mi fa venir voglia di mozzarmi le dita. Tutti, dal primo all'ultimo dei soggetti che animano le storie di Mirya, sono importanti e non solo al fine della vicenda in sè per sè, ma perchè sono perfettamente definiti, con una propria personalità, uno spirito e dei comportamenti credibili.Dio... lasciatemi solo dire che potrei essere credente.Consuelo è qualcosa di fenomenale, cinica, ironica, manesca... mi ricorda un po' Mab, ma solo perchè credo che sia il personaggio in cui è più spiccata la similitudine con l'autrice.Concludo la mia recensione consigliando caldamente questo romanzo, l'altro lavoro precedentemente partorito dalla prof. e qualsiasi altro scriverà in futuro... perchè ne scriverà, vero?

  • Stez
    2020-01-18 05:01

    UN INCASTRO PERFETTOUn vero e proprio tributo all'amore universale!Letteralmente rapita da un intreccio originale, ricco di spunti e colpi di scena, mi sono lasciata conquistare da tutti i protagonisti di questo meraviglioso romanzo: ho sorriso alle loro battute, ho subito la loro rabbia, ho sofferto i loro dolori per poi gioire delle loro conquiste e godere dei loro successi. Storie di vite intrecciate che man mano si vanno ad incastrare in una perfezione forse già disegnata. La ricerca infinita del senso della vita, il potere della fiducia, il ruolo della fortuna ed il messaggio di speranza alleggeriscono il cuore e l'anima per rivelare che vivere è realmente una meravigliosa opportunità; l'altalena delle emozioni mi ha cullato sin dai primi capitoli per poi togliermi improvvisamente il fiato nel finale. La straordinaria capacità dell'autrice di tralasciare il superfluo, fa di questo libro un concentrato di essenzialità, che permette al lettore quella libertà di spaziare con la mente, porsi domande e darsi risposte che arricchisce ad ogni rilettura.Consigliatissimo, da leggere, rileggere e regalare!

  • Chiara
    2019-12-21 23:01

    Lettura piacevolissima. È da stamani che leggo, non sono stata capace di staccarmi dal Kindle. Vorrà pur dire qualcosa?! Diciamo che non era proprio così che me lo aspettavo, credevo che D fosse più centrale e il romanzo analizzasse giorno per giorno cosa lo avrebbe convinto a non scatenare l'Apocalisse, ma va bene.La parte iniziale è geniale. Rido ancora per la parte in cui Gesù e Dio parlano del bacio di/con Giuda. Millemila stelle solo per quella frase.Il personaggio che ho amato di meno è probabilmente Grace, per il semplice motivo che non credo esistano persone così (anche se vorrei tanto), e l'ho trovata un po' forzata.Giò Giò l'ho trovato non reale, di più.Per quanto riguarda il finale (view spoiler)[ me lo aspettavo, non so perchè ma sapevo che Grace non sarebbe vissuta a lungo anche se ci speravo, ci speravo tanto, non per lei, nemmeno per Michele, ma per Sergio.(hide spoiler)].In conclusione sono felice di aver finalmente letto questo romanzo, scaricato mesi fa e in attesa di un Kindle per accoglierlo XD

  • Anna Guidi
    2020-01-03 22:14

    Ho appena finito la lettura, e la prima cosa che mi viene da dire è... WOW!! un libro scritto in maniera meravigliosa, dove è l'ironia a raccontare la storia, le emozioni, i valori e soprattutto la fede!! Scelta coraggiosissima dell'autrice di scrivere di Dio in chiave umana con pregi e difetti, senza risultare mai, e dico mai, banale, con una dolcezza e una saggezza disarmanti. Il finale ti centra in pieno petto come una cannonata che ti riduce in pezzetti e tra questi pezzetti scappa anche una lacrima che non vuol tornare indietro assieme a tutte le altre!! Complimenti sinceri a quest'autrice xchè credo che x scrivere un libro così bisogna avere non solo le capacità ma anche un cuore grande e credere fermamente in ciò che metti nero su bianco!! Grazie x le belle ore che mi hai regalato!! 10 stelline sarebbero poche!! :)

  • Lacaparouja Claudia
    2020-01-01 03:08

    Credo che rimanderò una seria recensione a poco più avanti (non so quando abbia senso logico, grammaticale e sintattico questa frase, ma, perdonatemi, sono le tre di notte). Lo dico perché ho già in testa la mia recensione e la troverete a breve sul blog, ma non solo. Rimando perché non so cosa dire, ho troppo e tutto da dire. Ho perso le parole, quelle giuste, adatte, perfette a descrivere il tutto che è questo libro. E tutto ciò che mi verrebbe da fare è correre ad abbracciare Mirya per ringraziarla e renderla mia insegnante di vita.

  • Ale~
    2019-12-23 04:20

    38 - A book that made you cryTrentatré. Come gli anni di Cristo. Come i giorni che D si concede di passare sulla Terra prima di dare il via all'Apocalisse, durante i quali le vite di molti saranno completamente sconvolte e capovolte. Avevo programmato di spuntarlo per la sfida "A book a friend recommended", invece Mirya (autrice di fanfiction, di cui questo è il secondo romanzo) è riuscita a farmi piangere come non mi succedeva da tempo. E non solo una vaga commozione, proprio i lacrimoni.Assolutamente consigliato.

  • Lake
    2020-01-11 06:30

    Ho finito di leggere "Trentatré" qualche ora fa, quando Natale era appena arrivato. La storia bellissima mi ha strappato tante risate, riflessioni e lacrime. Mirya scrive con grande equilibrio, evitando di scivolare in facili melensaggini (soprattutto nel caso di Grace, la protagonista di una bontà disarmante) e trasformando il tutto in una grande esperienza. Questo libro è stato un piccolo e interessante 'incastro', come direbbe il buon D.

  • Amaranth
    2020-01-02 03:28

    Ho letto Trentatré nel viaggio di rientro dalle vacanze. Un giorno.Sapevo che aveva coinvolto profondamente molti lettori, ma non mi aspettavo che riuscisse a legarsi a me così intimamente da diventare mio nel modo unico in cui lo sono stati pochi altri libri.Mi limito a consigliarlo a tutti, indistintamente e vi rimando alle parole di Angharad.

  • Leggere Romanticamente
    2020-01-02 03:10

    La recensione sul blog ---> http://www.leggereromanticamente.com/...